Enzo Gorlomi

Enzo Gorlomi Notizie di attualità e curiosità, viste da un’ottica alternativa!

09/04/2026

Il centro storico di Aosta non si ispira a un accampamento militare romano. Non ne conserva i resti. Non lo ricorda vagamente.

È ancora esattamente quell'accampamento. Invariato. In uso. Con 34.000 persone che ci vivono sopra.

Nel 25 a.C. Augusto ordinò la costruzione di Augusta Praetoria Salassorum in fondo alle Alpi, per alloggiare i pretoriani appena rientrati dalla campagna contro i Salassi. La pianta era quella standard dell'esercito romano: un rettangolo perfetto, con due assi principali che si incrociano al centro, il cardo e il decumano, e le mura tutt'intorno.

I lati misuravano 727,5 metri per 574. Perimetro totale: circa 2.590 metri. Venti torri quadrangolari distribuite lungo il perimetro.

Quella griglia non è mai cambiata.

Oggi le strade principali del centro di Aosta seguono ancora il cardo massimo e il decumano massimo del 25 a.C. Non approssimativamente — esattamente. La Porta Praetoria, quella che segnava l'ingresso est del castrum, è ancora in piedi. Le mura con i resti di 20 torri sono ancora in piedi.

Aspetta.

Se apri Google Maps e cerchi Aosta, vedi una griglia. Quella griglia non è un piano urbanistico moderno. È l'impianto militare che un generale romano disegnò duemila anni fa per sistemarci dentro un esercito.

Nessuna ricostruzione. Nessuna replica. La stessa pianta, lo stesso rettangolo, gli stessi assi — usati ogni giorno da pendolari, turisti e bar aperti fino a tardi.

Aosta è il castrum più integro d'Europa ancora abitato. Non è un museo a cielo aperto. È una città che per caso non ha mai smesso di essere un accampamento romano.

In breve:
Aosta fu costruita nel 25 a.C. come castrum militare romano con pianta rettangolare di 727,5 × 574 metri
Cardo, decumano, mura e resti delle 20 torri sono ancora visibili e in uso nel centro storico
La griglia militare romana di 2.000 anni fa è ancora leggibile su Google Maps ed è il centro storico vissuto da 34.000 persone

08/04/2026
05/04/2026

A 30 km da Roma c'è un buco nel terreno che scende in un lago sotterraneo. I Vigili del Fuoco ci hanno calato un robot fino a 392 metri. Non hanno trovato il fondo.

Si chiama Pozzo del Merro. Sta nel comune di Sant'Angelo Romano, dentro la Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca, sui Monti Cornicolani. La maggior parte dei romani non sa che esiste.

Dall'esterno sembra una dolina come tante: una depressione circolare nel calcare, bocca di circa 150 metri di diametro. Poi il terreno finisce. Ci sono 80 metri di parete verticale, e sotto c'è un lago.

Prima esplorazione seria: 1999. Due speleo-subacquei, Giorgio Caramanna e Riccardo Malatesta, scendono fino a 100 metri. Buio completo, acqua ferma, nessun fondo.

Nel 2000 ci torna un robot con elica e telecamera. Arriva a 310 metri. Ancora niente.

Marzo 2002. I Nuclei Sommozzatori dei Vigili del Fuoco — Roma, Grosseto, Viterbo, Milano — calano un ROV chiamato PROMETEO. Telecamere a colori, pinza manipolatrice, cavo lungo quanto serve. Scende fino a 392 metri, limite operativo del cavo. Il fondo non si vede.

Nel lago vive il Niphargus cornicolanus, un gambero di grotta endemico che non esiste in nessun altro posto al mondo. Si è adattato a quell'oscurità per millenni, in un posto che gli esseri umani non riescono ancora a misurare.

Il Pozzo del Merro è il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo. Al primo posto c'è l'Abisso Hranice, in Repubblica Ceca, esplorato a 404 metri nel 2016. La differenza è 12 metri. E il fondo del Merro non è ancora stato trovato.

A 30 km dal Colosseo, sotto una riserva naturale che quasi nessuno frequenta, c'è una colonna d'acqua che potrebbe ba***re il record mondiale. E non sappiamo quanto è lunga.

In breve:
Il Pozzo del Merro è una dolina carsica a 30 km da Roma con un lago sotterraneo di profondità sconosciuta
Nel 2002 il ROV dei Vigili del Fuoco arrivò a 392 m senza trovare il fondo
È il secondo sinkhole allagato più profondo al mondo — e il fondo non è ancora stato raggiunto

03/04/2026

Io a 38 anni canto la filastrocca per sapere se 'sto mese ha 30 o 31 giorni, ma resto umile.

02/04/2026

Quando la leggenda Bruno Pizzul smise nel 2002 di fare le telecronache della Nazionale, aveva cominciato nel 1986, si parlò di un rimpianto: pur avendo raccontato cavalcate straordinarie dell’Italia ai Mondiali, si era fermato sempre ai rigori (Semifinali Italia 90, Finale USA 94, Quarti a Francia 98) senza poter mai proclamare gli Azzurri campioni.

Da 12 anni Alberto Rimedio è telecronista dell’Italia e non ha commentato nessuna partita dell’Italia al Mondiale.

02/04/2026

Più di duemila anni fa, Eratostene riuscì a compiere qualcosa che ancora oggi sembra incredibile: calcolare le dimensioni della Terra usando geometria, osservazione e un’intuizione geniale.

Sapeva che a Siene, una città dell’antico Egitto, a mezzogiorno del solstizio d’estate il Sole cadeva quasi perfettamente in verticale. In quel momento, gli oggetti dritti praticamente non proiettavano ombra. Ma ad Alessandria, situata più a nord, alla stessa ora compariva invece un’ombra visibile. Questa differenza era la chiave.

Eratostene misurò l’angolo di quell’ombra ad Alessandria e ottenne un valore vicino ai 7,2 gradi. Può sembrare poco, ma in realtà rappresentava circa una cinquantesima parte di una circonferenza completa. Se tra quelle due città esisteva quella differenza angolare, allora la distanza tra loro doveva corrispondere alla stessa frazione della dimensione totale del pianeta.

Seguendo questa logica, prese la distanza stimata tra Siene e Alessandria e la moltiplicò per 50. Così ottenne una circonferenza terrestre sorprendentemente vicina al valore reale. Non ebbe bisogno di satelliti, telescopi né strumenti moderni. Gli bastarono un bastone, un’ombra e una profonda comprensione di come la luce del Sole arrivi quasi in linee parallele, data la sua enorme distanza.

La cosa più straordinaria non è solo il numero che ottenne, ma il modo in cui ci arrivò. Capì che la curvatura della Terra poteva essere misurata dalla superficie usando semplici osservazioni e ragionamento matematico. In un’epoca priva di tecnologia avanzata, trasformò una scena quotidiana — l’ombra di un oggetto sotto il Sole — in uno strumento per misurare un intero pianeta.

31/03/2026

Il 9 novembre 1989, il funzionario della Germania Est Günter Schabowski si presentò a una normale conferenza stampa con in mano un foglio di appunti che non aveva letto con attenzione.

Il governo della Germania Est aveva preparato un piano per allentare poco alla volta le restrizioni ai viaggi, un processo lento e controllato che avrebbe dovuto andare avanti per settimane. Ma quando un giornalista gli chiese quando sarebbero entrate in vigore le nuove regole, Schabowski sfogliò i suoi fogli, confuso, e rispose quasi distrattamente: «Per quanto ne so... entra in vigore subito.»

Non avrebbe dovuto dirlo. La misura non era ancora definitiva, le guardie di frontiera non erano state avvisate e non era stato preparato niente.

Ma il mondo sentì solo una parola: «subito». Nel giro di pochi minuti, l’annuncio si diffuse in televisione e alla radio. Migliaia di berlinesi dell’Est corsero ai posti di blocco chiedendo di passare.

Le guardie di frontiera, sopraffatte e senza ordini, andarono in panico. Poco prima di mezzanotte, un comandante prese una decisione improvvisa: aprì il cancello. La folla si riversò dall’altra parte, tra urla di gioia, persone che salivano sul Muro e festeggiamenti con i berlinesi dell’Ovest.

Quella che doveva essere una riforma graduale diventò il momento in cui cadde il Muro di Berlino, provocato non dalla diplomazia o dalla forza militare, ma da una sola frase letta male che cambiò la storia.

29/03/2026

Era il 6 agosto 1992. Una nave salpa da New York con 14 persone a bordo, l'obiettivo è attraversare l'Atlantico il più veloce possibile.

Tre giorni dopo — o quasi — è già finita.

Il 9 agosto 1992, alle 6:14:50, il Destriero taglia il traguardo a Bishop Rock, nelle Isole Scilly al largo della Cornovaglia. Ha percorso 3.106 miglia nautiche in 58 ore, 34 minuti e 50 secondi. Velocità media: 53 nodi. Quasi 100 chilometri all'ora sull'acqua.

Su un oceano.

Il Destriero era una monocarena da 67 metri costruita da Fincantieri nel cantiere di La Spezia. A spingerla: tre turbine a gas General Electric LM-2500, le stesse montate su fregate militari e elicotteri, per un totale di circa 39.000 kilowatt. L'output spingeva tre idrogetti KaMeWa. Nelle fasi migliori della traversata, la nave superò i 70 nodi.

Per fare il pieno bastava poco meno di 1.000 tonnellate di carburante.

Il progetto era coordinato dallo Yacht Club Costa Smeralda di Porto Cervo, con Cesare Fiorio — ex direttore sportivo rally della Lancia — come responsabile della Destriero Challenge. Il record da ba***re apparteneva all'Hoverspeed Great Britain, catamarano britannico che nel 1990 aveva coperto la rotta in circa 79 ore.

Il Destriero lo demolì di 21 ore e 30 minuti.

Non fu tutto lineare. Il tentativo di andata, da UK verso New York, fu compromesso da una tempesta — più di 100 ore di navigazione, record saltato. Solo il viaggio di ritorno, ovest-est, valse il primato.

A settembre 1992, a Porto Cervo, arrivò il riconoscimento ufficiale: il Nastro Azzurro, il Virgin Atlantic Trophy consegnato da Richard Branson, e il Columbus Atlantic Trophy assegnato congiuntamente dal New York Yacht Club e dallo stesso YCCS.

E poi? Silenzio.

Nessuna nave ha replicato il tentativo. I motivi sono concreti: i costi operativi sono proibitivi, le turbine GE richiedono quantità industriali di carburante, e le regole impongono la traversata senza rifornimento intermedio. I catamarani e trimarani moderni sono più efficienti, non più veloci su quella distanza.

Nel 2022, per i trent'anni, qualcuno ha fatto i conti. Il Destriero resta il detentore assoluto. Oggi è ormeggiato a Brema, in Germania.

Una nave ferma che detiene un record di velocità. C'è qualcosa di molto italiano in tutto questo.

In breve:
Il 9 agosto 1992 il Destriero attraversò l'Atlantico in 58h 34m a 53 nodi di media — quasi 100 km/h sull'acqua.
Costruita da Fincantieri a La Spezia, montava tre turbine GE LM-2500 da fregate militari e tre idrogetti KaMeWa.
Trent'anni dopo, nessuna nave al mondo ha ancora battuto quel record.

29/03/2026

La banda italiana denominata Scuola di Torino ha svaligiato il World Diamond Center di Anversa tra il 14 e il 15 febbraio 2003. Il gruppo ha sottratto diamanti e preziosi per un valore stimato di circa 200 milioni di euro superando dieci livelli di sicurezza.

Leonardo Notarbartolo ha guidato l'operazione neutralizzando i sensori di calore con della lacca per capelli e i rilevatori magnetici con del nastro adesivo. I ladri hanno forzato 109 cassette di sicurezza utilizzando un trapano a mano modificato in un'ora di lavoro.

L'impatto del furto ha scosso il mercato globale delle pietre preziose e ha ispirato numerose produzioni televisive internazionali. La pianificazione del colpo è durata oltre due anni includendo la simulazione fisica del caveau.

Il caso si è risolto grazie al DNA rinvenuto su un avanzo di cibo abbandonato durante la fuga vicino all'autostrada. Le autorità belghe hanno condannato i responsabili a pene comprese tra i cinque e i dieci anni di reclusione.

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