Cinema Per Sempre

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Cinema Per Sempre Amo il Cinema fin da piccolo perchè il cinema è magìco ,Ti fa volare, sognare, emozionare, riflettere, arrabbiare.E' per questo che amo il Cinema.

24/09/2026

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𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗗𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗚𝗟𝗜𝗔Film Di Nanni Loy (Italia 1967)Cast : Nino Manfredi, Leslie Caron, Claudine Auger, Ugo Tognazzi.Il p...
19/09/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗗𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗚𝗟𝗜𝗔
Film Di Nanni Loy (Italia 1967)
Cast : Nino Manfredi, Leslie Caron, Claudine Auger, Ugo Tognazzi.

Il padre di famiglia, diretto da Nanni Loy nel 1967, è uno di quei film che, mentre raccontano una famiglia, finiscono per raccontare un Paese intero. Marco e Paola si incontrano nella Roma del dopoguerra. Sono giovani, innamorati e pieni di idee. Entrambi architetti urbanisti, credono di poter contribuire a costruire una città migliore, più razionale, più umana. Hanno ideali, progetti e una certa fiducia nel futuro. Poi arrivano i figli. Quattro, uno dopo l'altro. E la vita, come spesso accade, comincia a presentare il conto.
È qui che Nanni Loy mette il dito nella piaga. Perché il film non parla soltanto di matrimonio e di famiglia, ma dello scontro tra quello che immaginiamo di essere e quello che diventiamo quando la realtà ci mette alla prova. Paola finisce per lasciare il lavoro e la propria professione per occuparsi dei bambini. Marco, invece, continua a lavorare, ma progressivamente perde il rapporto con gli ideali della giovinezza. Quella che sembrava una coppia costruita sulla condivisione si ritrova così divisa da ruoli, sacrifici, stanchezza e incomprensioni.
E Loy racconta tutto senza giudicare.
C'è la commedia, ci sono situazioni domestiche che fanno sorridere, ma sotto quel sorriso si avverte continuamente qualcosa che scricchiola. La casa, che dovrebbe essere il luogo della felicità, diventa lentamente il luogo della fatica. Paola è sempre più schiacciata dalla routine e dalle responsabilità, mentre Marco comincia a guardare altrove, cercando nell'adulterio una via di fuga da una vita che non riconosce più. Adriana, interpretata da Claudine Auger, non è soltanto la "seconda donna": diventa quasi lo specchio di ciò che Marco pensa di aver perduto.
E poi c'è Paola, interpretata da una Leslie Caron sorprendentemente intensa. Il suo personaggio cresce, cambia, si consuma lentamente. Le è costato molto aver rinunciato a una parte di sé. Quando arriva all'esaurimento nervoso e viene ricoverata, la situazione cambia radicalmente. Marco si ritrova davanti a una casa improvvisamente vuota e, proprio in quel silenzio, comincia finalmente a capire quanto fosse importante la donna che aveva accanto.
Nino Manfredi è perfetto nel ruolo di Marco: non lo rende né un eroe né un semplice marito fedifrago. È un uomo pieno di contraddizioni, spesso egoista, ma anche incapace di comprendere fino in fondo il proprio fallimento. Manfredi porta nel personaggio quella miscela tutta italiana di ironia, malinconia e goffaggine che riesce a farci sorridere anche quando vorremmo prenderlo per le orecchie. Leslie Caron gli tiene testa con una prova più trattenuta e dolorosa. Ugo Tognazzi, in un ruolo più breve ma incisivo, aggiunge una presenza capace di lasciare il segno. Il cast comprende inoltre Mario Carotenuto, Sergio Tofano ed Evi Maltagliati.
La regia di Loy segue questo progressivo sgretolarsi con uno sguardo che riesce a passare dalla commedia al dramma. Ma soprattutto non dimentica mai che dietro la vicenda privata di Marco e Paola c'è l'Italia degli anni Sessanta: un Paese che sta cambiando rapidamente, dove i vecchi modelli familiari entrano in collisione con nuove aspirazioni, nuove libertà e nuove inquietudini.
Alla sua uscita*Il padre di famiglia*, ci fù chi lo considerò troppo intimista rispetto alle grandi questioni politiche e sociali del momento. Ma oggi, guardandolo a distanza di anni, quella dimensione familiare appare tutt'altro che piccola.
Perché Loy parla di Marco e Paola, certo. Ma attraverso loro parla di una generazione che aveva creduto di poter cambiare il mondo e che si ritrova, qualche anno dopo, a discutere di pannolini, tradimenti, lavoro, figli e piatti da lavare. E forse è proprio questo il punto più amaro del film: a volte non servono grandi tragedie per perdere la strada. Basta smettere, giorno dopo giorno, di guardarsi davvero.
Un film intelligente, umano, forse imperfetto ma pieno di vita.
Da recuperare.

SulSetDe :𝗜𝗹 𝗩𝗲𝗿𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼 (Verdict) Di Sidney Lumet 1982 Paul Newman con Sidney Lumet e Lindsay Crouse
19/09/2026

SulSetDe :
𝗜𝗹 𝗩𝗲𝗿𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼 (Verdict)
Di Sidney Lumet
1982
Paul Newman con Sidney Lumet e Lindsay Crouse

Peter Sellers insieme a Stanley KubrickSul set de :IL DOTTOR STRANAMORE
19/09/2026

Peter Sellers insieme a Stanley Kubrick
Sul set de :
IL DOTTOR STRANAMORE

Sono già passati 36 anni da quando Ugo Tognazzi ci ha lasciato (Cremona, 23 marzo 1922 – Roma, 27 ottobre 1990)."A un ce...
19/09/2026

Sono già passati 36 anni da quando Ugo Tognazzi ci ha lasciato (Cremona, 23 marzo 1922 – Roma, 27 ottobre 1990).

"A un certo punto Tognazzi aveva deciso di istituire ogni venerdì sera “la cena dei dodici apostoli”. Partecipavano dodici amici, fra cui Paolo Villaggio, Mario Monicelli, Raimondo Vianello e gli sceneggiatori Benvenuti e DeBernardi. Funzionava così: lui preparava una cena in p***a magna; a fine serata si sarebbe proceduto con una votazione segreta per ogni piatto. C’erano solo sei possibilità di giudizio: straordinario, ottimo, buono, sufficiente, ca**ta, grandissima ca**ta. Racconta Piero De Bernardi, il quale impersonava l’apostolo Tommaso “che ci metteva il naso”, che una sera si era svolta una cena con un menu dagli esiti catastrofici. Tognazzi, vestito da cuoco con tanto di cappello, spiava le facce dei commensali dalla porta della cucina. A fine pasto, era passato a raccogliere con un vassoio d’argento le schede di voto, rigorosamente anonime. Era stato Leo Benvenuti a leggere ad alta voce i risultati, dice Villaggio. Primo piatto: tre insufficienze, cinque cagate e quattro grandissime cagate. Secondo piatto: dodici cagate. Terzo piatto: due cagate e dieci grandissime cagate. Tognazzi, in rigoroso silenzio, aveva raccolto le schede e le aveva infilate in una busta da lettere. – Che devi farci? - gli aveva chiesto curioso Villaggio. – Domani le porto da un grafologo,- era stata la risposta secca. Nel frattempo Monicelli, che dei dodici apostoli era Giuda, girava intorno alla tavola raccogliendo gli avanzi e riponendoli in un sacchetto di plastica.- Dove li porti?- gli aveva domandato sospettoso Tognazzi. E Mario Monicelli, perfido: -All’istituto italiano di criminologia!."

Citazione tratta dall'articolo:
"L’altra faccia di Ugo Tognazzi: l’amante della vita e delle amicizie, la passione per la gastronomia, i leggendari tornei di tennis",

ApropositoDi: Antoine LumièreUn po' di tempo fa: Parigi, sabato 28 dicembre 1895." Monsieur Mèliès è libero stasera? "."...
18/09/2026

ApropositoDi: Antoine Lumière
Un po' di tempo fa: Parigi, sabato 28 dicembre 1895.
" Monsieur Mèliès è libero stasera? ".
" Qui...Perchè? ".
" Lei che stupisce il pubblico con le sue magie, venga stasera al Gran Cafè ".
" Di che cosa si tratta? ".
" Venga e vedrà...Ne vale la pena. Non le dico altro ".Questo dialogo avvenne nel pomeriggio del 28 dicembre 1895, nei pressi del Teatro Robert-Hudinì, in Boulevard des Italiens, a Parigi, dove il mago, illusionista, prestigiatore e direttore artistico del Teatro, George Mèliès si esibiva. Il misterioso invito fu rivolto dal fotografo Antoine Lumière, il quale si trovava a Parigi con i figli, Auguste e Louis, per presentare la loro invenzione. Quella sera al numero 14 del Buolevard des Capucines, nel Salon Indien del Grand Cafè, i fratelli Lumière esibirono per la prima volta il Cinematografo...

" L'invenzione dei miei figli non avrà futuro ".
( Antoine Lumière )

𝐈 𝐃𝐎𝐋𝐂𝐈 𝐈𝐍𝐆𝐀𝐍𝐍𝐈Di Alberto Lattuada (Italia 1960)Cast : Catherine Spaak, Christian Marquand, Jean Sorel, Milly.Francesca ...
17/09/2026

𝐈 𝐃𝐎𝐋𝐂𝐈 𝐈𝐍𝐆𝐀𝐍𝐍𝐈
Di Alberto Lattuada (Italia 1960)
Cast : Catherine Spaak, Christian Marquand, Jean Sorel, Milly.

Francesca è una studentessa di diciassette anni con un sogno preciso: fare l’amore con Enrico, un architetto divorziato di trentasette anni, amico di famiglia. Trascorre una giornata apparentemente normale osservando gli altri, i loro amori, i loro desideri, i loro piccoli tradimenti, cercando di capire se sia davvero pronta a compiere quel salto che separa l’adolescenza dall’età adulta. E sarà proprio nel corso di una normale giornata scolastica che proverà a trasformare il suo sogno in realtà, incontrando Enrico.
Le storie di formazione, spesso, rischiano di seguire strade già conosciute e di raccontare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza riuscire davvero a sorprendere. I dolci inganni, invece, prende quella strada e la percorre con uno sguardo molto più inquieto. I personaggi che Francesca osserva sembrano, almeno all’inizio, quasi caricature divertenti: buffi, eccentrici, persino grotteschi. La intrattengono, la incuriosiscono e, senza volerlo, le impartiscono piccole lezioni sulla vita e sull’amore. Ma poco alla volta quella superficie brillante si incrina, e dietro il sorriso compaiono la meschinità, l’insoddisfazione, le paure e i conflitti interiori.
Perché l’amore, quando viene osservato da vicino, non è mai una cosa semplice. È un bisogno comune a tutti, ma può assumere forme diverse, inquietanti, talvolta incomprensibili. Ed è proprio questa ambiguità a rendere il film di Alberto Lattuada ancora oggi interessante e, per certi versi, sorprendente. Francesca guarda gli adulti per cercare di capire l’amore, ma quello che scopre è soprattutto quanto gli adulti siano spesso incapaci di comprenderlo.
È un film controverso, coraggioso, scabroso per l’epoca. Una storia sulla scoperta della sessualità vista attraverso gli occhi di una ragazza che sta per lasciare definitivamente l’infanzia. Lattuada non ha paura di avvicinarsi a quel territorio delicato e di mostrare desideri, curiosità e inquietudini senza trasformarli in una semplice morale. Non sorprende, quindi, che I dolci inganni sia stato ferocemente colpito dalla censura, con numerosi tagli e interventi anche nei dialoghi.
Catherine Spaak è bellissima e, soprattutto, recita con una naturalezza che rende Francesca fragile e determinata allo stesso tempo. Intorno a lei, la qualità del resto del cast dà ulteriore spessore a un film popolato da adulti apparentemente sicuri di sé, ma in realtà pieni di crepe.
C’è sempre stato qualcosa di profondamente antitradizionalista nel modo in cui Alberto Lattuada ha raccontato le giovani donne. Le osserva con una scrupolosità quasi pudica, senza mai trasformare il desiderio in un alibi per giudicarle. Le guarda vivere, desiderare, sbagliare. E soprattutto le guarda mentre cercano di capire il mondo degli adulti, un mondo che pretende di conoscere l’amore e spesso non sa nemmeno riconoscerlo.
In I dolci inganni, Francesca scopre la sessualità, ma scopre anche qualcosa di molto più grande: che diventare adulti significa entrare in un territorio dove i sentimenti non hanno più regole semplici. E forse il vero inganno non è quello dei dolci desideri dell’adolescenza, ma quello degli adulti che continuano a credere di averli ormai dimenticati.

Nell'estate del 1970 si stava girando a Brescello Il film di Don Camillo che non abbiamo mai visto. era il 6° film della...
16/09/2026

Nell'estate del 1970 si stava girando a Brescello Il film di Don Camillo che non abbiamo mai visto. era il 6° film della saga " Don Camillo e i giovani d'oggi", quando Fernandel purtroppo cominciò a stare male e dovette ricoverarsi prima all'ospedale di Parma poi in quello di Marsiglia...Morì pochi mesi dopo. In basso , un giovane Giancarlo Giannini ,che avrebbe interpretato nel film la parte del figlio ribelle di Peppone.
Due anni dopo, il film fu girato con lo stesso titolo con Gastone Moschin nel ruolo di Don Camillo e Lionel Stander in quello di Peppone. Ma il film fu un fiasco colossale.

  Steve McQueen, Norman Jewison e Faye Dunawaysul set di𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗧𝗵𝗼𝗺𝗮𝘀 𝗖𝗿𝗼𝘄𝗻Di Norman Jewison (USA 1968)
16/09/2026



Steve McQueen, Norman Jewison e Faye Dunaway
sul set di
𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗧𝗵𝗼𝗺𝗮𝘀 𝗖𝗿𝗼𝘄𝗻
Di Norman Jewison (USA 1968)

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Florence
50100

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