19/09/2026
𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗗𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗚𝗟𝗜𝗔
Film Di Nanni Loy (Italia 1967)
Cast : Nino Manfredi, Leslie Caron, Claudine Auger, Ugo Tognazzi.
Il padre di famiglia, diretto da Nanni Loy nel 1967, è uno di quei film che, mentre raccontano una famiglia, finiscono per raccontare un Paese intero. Marco e Paola si incontrano nella Roma del dopoguerra. Sono giovani, innamorati e pieni di idee. Entrambi architetti urbanisti, credono di poter contribuire a costruire una città migliore, più razionale, più umana. Hanno ideali, progetti e una certa fiducia nel futuro. Poi arrivano i figli. Quattro, uno dopo l'altro. E la vita, come spesso accade, comincia a presentare il conto.
È qui che Nanni Loy mette il dito nella piaga. Perché il film non parla soltanto di matrimonio e di famiglia, ma dello scontro tra quello che immaginiamo di essere e quello che diventiamo quando la realtà ci mette alla prova. Paola finisce per lasciare il lavoro e la propria professione per occuparsi dei bambini. Marco, invece, continua a lavorare, ma progressivamente perde il rapporto con gli ideali della giovinezza. Quella che sembrava una coppia costruita sulla condivisione si ritrova così divisa da ruoli, sacrifici, stanchezza e incomprensioni.
E Loy racconta tutto senza giudicare.
C'è la commedia, ci sono situazioni domestiche che fanno sorridere, ma sotto quel sorriso si avverte continuamente qualcosa che scricchiola. La casa, che dovrebbe essere il luogo della felicità, diventa lentamente il luogo della fatica. Paola è sempre più schiacciata dalla routine e dalle responsabilità, mentre Marco comincia a guardare altrove, cercando nell'adulterio una via di fuga da una vita che non riconosce più. Adriana, interpretata da Claudine Auger, non è soltanto la "seconda donna": diventa quasi lo specchio di ciò che Marco pensa di aver perduto.
E poi c'è Paola, interpretata da una Leslie Caron sorprendentemente intensa. Il suo personaggio cresce, cambia, si consuma lentamente. Le è costato molto aver rinunciato a una parte di sé. Quando arriva all'esaurimento nervoso e viene ricoverata, la situazione cambia radicalmente. Marco si ritrova davanti a una casa improvvisamente vuota e, proprio in quel silenzio, comincia finalmente a capire quanto fosse importante la donna che aveva accanto.
Nino Manfredi è perfetto nel ruolo di Marco: non lo rende né un eroe né un semplice marito fedifrago. È un uomo pieno di contraddizioni, spesso egoista, ma anche incapace di comprendere fino in fondo il proprio fallimento. Manfredi porta nel personaggio quella miscela tutta italiana di ironia, malinconia e goffaggine che riesce a farci sorridere anche quando vorremmo prenderlo per le orecchie. Leslie Caron gli tiene testa con una prova più trattenuta e dolorosa. Ugo Tognazzi, in un ruolo più breve ma incisivo, aggiunge una presenza capace di lasciare il segno. Il cast comprende inoltre Mario Carotenuto, Sergio Tofano ed Evi Maltagliati.
La regia di Loy segue questo progressivo sgretolarsi con uno sguardo che riesce a passare dalla commedia al dramma. Ma soprattutto non dimentica mai che dietro la vicenda privata di Marco e Paola c'è l'Italia degli anni Sessanta: un Paese che sta cambiando rapidamente, dove i vecchi modelli familiari entrano in collisione con nuove aspirazioni, nuove libertà e nuove inquietudini.
Alla sua uscita*Il padre di famiglia*, ci fù chi lo considerò troppo intimista rispetto alle grandi questioni politiche e sociali del momento. Ma oggi, guardandolo a distanza di anni, quella dimensione familiare appare tutt'altro che piccola.
Perché Loy parla di Marco e Paola, certo. Ma attraverso loro parla di una generazione che aveva creduto di poter cambiare il mondo e che si ritrova, qualche anno dopo, a discutere di pannolini, tradimenti, lavoro, figli e piatti da lavare. E forse è proprio questo il punto più amaro del film: a volte non servono grandi tragedie per perdere la strada. Basta smettere, giorno dopo giorno, di guardarsi davvero.
Un film intelligente, umano, forse imperfetto ma pieno di vita.
Da recuperare.