15/07/2026
Quando, il 10 aprile 2002, Milly Carlucci lo chiamò sul palco dei David di Donatello per premiarlo come miglior attore non protagonista in “Santa Maradona”, Libero De Rienzo accolse il suo nome in platea con lo sconcerto dell’outsider e lo stupore dell’infiltrato.
Gli chiesero a chi volesse dedicare quel premio, aspettandosi le solite, trite e pigre dichiarazioni di rito: mamma, papà, regista, moglie, compagna, colleghi.
Invece “Picchio” schiarì la voce, e con quella timidezza che ha sempre nascosto dietro un’armatura di ironia pronunciò queste parole che, a risentirle oggi, suonano più che mai attuali e necessarie, ma che allora quasi nessuno osava dire pubblicamente:
“Io so che questa è una giornata di festa, e non voglio rovinarla a nessuno. Il problema è che io in questo momento non mi sento di festeggiare perché sul mio cuore, come credo su quello di ognuno di voi, pesa il sangue, troppo sangue che sta sgorgando in Palestina. Io sento di voler dedicare questo premio alle donne e agli uomini della Croce rossa internazionale e della Mezza Luna rossa palestinese che in questi giorni stanno svolgendo un lavoro fondamentale mettendo a repentaglio la propria vita. E lancio un appello, per quello che può valere la mia umile voce, affinché tutti - TUTTI - abbassino la testa di fronte alla Croce rossa internazionale e permettano loro di fare il loro lavoro. È inaccettabile che le ambulanze vengano cannoneggiate. È inaccettabile che le ambulanze vengano sequestrate, è inaccettabile che i poveri non abbiano cibo e che i malati non abbiano medicine. Grazie!”
Sono passati 24 anni da allora, e 5 da quel 15 luglio del 2021 in cui Libero De Rienzo ha interrotto la sua traiettoria esistenziale e una delle carriere più irregolari, brillanti e personali del cinema italiano.
E non importa se non lo hanno mai celebrato come avrebbe meritato, se sarà archiviato in fondo come spalla, gregario, linea comica, nonostante prove attoriali drammatiche come Fortapàsc, solo per citare il più noto.
Mi sembrava giusto ricordare Libero perché non lo faranno in molti. E farlo con le sue parole.
Perché sono anche le mie.
Ciao Picchio.