13/10/2026
🎬 Una casa non è solo una casa. E un film può diventare molto più di un film.
La seconda serata del Monterotondo Film Festival ci ha portati dentro una delle grandi contraddizioni del nostro tempo: il diritto all’abitare, a sentirsi parte di una comunità, a immaginare un futuro.
Con "Piccolo miracolo", il regista Guido Chiesa e la sceneggiatrice Nicoletta Micheli hanno scelto la strada più sorprendente: raccontare una realtà durissima attraverso una commedia dai toni quasi fiabeschi.
Guido Chiesa, rispondendo alle domande di Franco Montini, ci ha raccontato che il film è stato girato in parte al Tiburtino Terzo, dove aveva già lavorato nel 2007: “L’edilizia estrema, i blocchi di cemento senza terrazzi, la mancanza di verde... A Roma è una follia.. E lo stesso vale per Corviale, per Laurentino 38 e per tante altre aree: luoghi costruiti senza pensare a chi ci avrebbe vissuto”.
“Non esiste un problema casa separato da un problema giovani, immigrazione o lavoro. Sono tutti collegati”, ha spiegato Chiesa, ricordandoci quanto l'urbanistica possa condizionare la vita delle persone. Un intreccio che si concentra nelle periferie e che nasce anche da come le città sono state costruite. Vuol dire avere una concezione disumana dell’essere umano”.
Nicoletta Micheli ha raccontato il lavoro sul personaggio femminile, trasformato rispetto al romanzo originale per restituirgli autonomia e dignità. Un percorso di ricerca, attingendo a piene mani alla propria esperienza e a un’attenzione sociale vissuta in prima persona, che ha portato nel film esperienze e sensibilità autentiche. Per scrivere di un mondo che non frequentava è partita da quello che definisce «un terrore puro». “Io dico sempre che uno sceneggiatore è un tuttologo”: ogni film richiede ricerca, anche quando non è storico, e questo era legato al mondo delle persone cieche”.
"Una casa non è solo una casa."
Da questa frase il dialogo, attraverso le preziose domande di Carlo De Angelis (Cnca Lazio), che ringraziamo molto, si è aperto alle testimonianze di chi affronta quotidianamente l'emergenza abitativa. Con uno sguardo largo e una lucidità che ha dato alla serata un respiro ben oltre i confini della sala, le domande di De Angelis hanno allargato l’orizzonte. Il suo pensiero è andato a Madrid, a quello che sta succedendo in Francia, alle proposte della nuova amministrazione di Berlino. La questione dell’abitare, ha fatto capire, non è un tema romano né italiano: è diventata in tante città europee un elemento scatenante. E da qui la sua domanda, semplice e decisiva: quale scintilla è partita, e perché proprio ora tanta attenzione?
Alberto Campailla, presidente di Nonna Roma, ha quindi spostato la discussione su un piano più ampio: “Oggi la questione dell’abitare è la questione del diritto all’abitare, ovvero il diritto a vivere nelle città. Gli affitti sono fuori controllo, la sola Roma conta 16.000 nuclei familiari in attesa di una casa popolare, e gli affitti brevi turistici sottraggono case a chi ci vive.
Non è più un problema di pochi: riguarda persone con uno stipendio, che spendono per l’affitto il 40 o il 50% di quello che guadagnano. Da qui l’appello a una legge nazionale che freni tutto questo. E un invito a ripensare il modo di vivere i quartieri: dove c’è una rete di cooperative, associazioni ed esperienze autorganizzate, anche la dispersione scolastica crolla. Servono case, certo, non cattedrali nel deserto”.
“E credo che le tensioni sociali siano l’unica speranza che abbiamo perché ci sia un cambiamento. L’unica speranza è fare in modo che ci sia ancora indignazione.”
Giovanna Cavallo, attivista di SPIN TIME LABS, ha portato l’esperienza di tredici anni di comunità: il compleanno di Spin Time cadeva proprio ieri. Ha ricordato l’occupazione del 2013 con 150 nuclei familiari e lo sgombero del 29 luglio, che ha lasciato fuori in piena notte circa 450 persone, definendolo “una delle azioni più vigliacche” di questo governo. Poi i 75 giorni di presidio e le migliaia di persone che hanno attraversato la strada per sostenere le famiglie. Una battaglia che per lei è anche un conflitto di classe, ma con un’idea nuova: mettere al centro l’interesse pubblico, che “deve prevalere sull’interesse privato, speculativo e di rendita”. Un palazzo pubblico svenduto, passato a un fondo immobiliare che ha guadagnato il doppio, mentre le famiglie restavano in strada.
La sua alternativa non è solo una denuncia, ma una pratica: mutualismo, cooperazione dal basso, relazioni. “Nessuno si salva da solo.”
E ancora: “Non ci servono pacchetti sicurezza, non ci servono zone rosse. Ci serve uno spazio per poter vivere e desiderare.”
Dai margini al centro, da invisibili a visibili. “Non l’abbiamo solo immaginata. L’abbiamo costruita.”
Poi le domande del pubblico: sull’empatia come chiave del film, sul coraggio di un lieto fine «alla Frank Capra» che oggi sorprende, sulle case vuote dei piccoli paesi, sulla speranza come motore per cambiare le cose, sul legame tra diritti e profitto.
E forse il piccolo miracolo continua a essere questo. Nella possibilità di incontrarsi, superare i pregiudizi e riconoscere nell’altro qualcosa di noi.
Grazie a tutti gli ospiti e al pubblico che ha trasformato la proiezione in un confronto vivo e partecipato.
Il Monterotondo Film Festival continua. Lunedì prossimo 19 ottobre sarà nostro ospite Gianni Amelio, con il suo ultimo film “Nessun dolore”. A lunedi!
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