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Cinema.it Tutto quello che riguarda il mondo del cinema del presente e del passato! Fornendo anche link e e stramming dove poterli vedere!

Questa pagina tratta del cinema nella sua totalità.....non solo le nuove uscite cinematografiche ma anche del passato. Questa pagina è stata creata per dare consigli e recensioni sui film,ma anche telefilm, per consigliarvi su cosa guardare quando in tv non danno nulla di interessante. Una pagina fatta per tutti i cineofili grandi e piccini. Perchè la grossa prerogativa del cinema è...che ci fa sognare!!!

10/30/2025

Quando Michael Caine disse a sua madre che aveva appena guadagnato un milione di sterline per un film, lei lo guardò sorpresa, quasi confusa, e chiese soltanto:
— «Quanto costa?»

Non voleva ripetere la cifra.
Voleva capire.
Perché per una donna come Ellen, cresciuta nella miseria del sud di Londra, un milione non era un numero: era un sogno troppo grande perfino da immaginare.

Michael le sorrise piano e rispose con una frase che le cambiò la vita:
— «Significa, mamma, che non dovrai più lavorare. Mai più.»

Ellen Frances Marie Burchell aveva passato l’esistenza a pulire le case degli altri.
Le mani spaccate dal sapone, la schiena curva, la dignità intatta.
Durante la guerra, mentre Londra bruciava sotto le bombe, correva tra rifugi e cucine per sfamare i suoi figli, Michael e Stanley, con poco o niente.
Diceva sempre:
— «Studiate. Uscite da qui. Non fate la mia vita.»

Michael aveva promesso.
E mantenne la promessa.

Negli anni ’60, quando divenne una star internazionale con Zulu, Alfie e The Ipcress File, portò con sé l’immagine di quella madre stanca, fiera, che non aveva mai smesso di lottare.
Le comprò una casa.
Le riempì la vita di pace e di libertà.
La portava alle anteprime, ma lei restava sempre se stessa: discreta, semplice, incredula davanti al mondo che suo figlio aveva conquistato.

Morì nel 1989, serena.
Non più affaticata, non più in affitto, non più con le mani immerse nell’acqua fredda.
E Michael, ormai Sir Michael Caine, non ha mai smesso di parlarne.
«Tutto ciò che sono, lo devo a mia madre», diceva.
Ha chiamato la sua compagnia di produzione Burchell Productions, in suo onore.

Quella scena — una cucina modesta, un figlio che parla, una madre che chiede “Quanto costa?”, e lui che risponde “Significa che sei libera, mamma” — racchiude tutto.
La distanza tra povertà e ricchezza.
Tra fame e abbondanza.
Tra il dovere e la gratitudine.

Ellen non poteva comprendere il valore di un milione di sterline.
Ma capì perfettamente il valore della libertà.

Michael Caine è stato un’icona del cinema.
Ma il suo ruolo più grande non è mai stato filmato:
quello del figlio che mantenne la promessa di un bambino povero,
e regalò a sua madre ciò che nessun premio potrà mai eguagliare — la dignità di riposare.

Piccole Storie.

𝑅𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑖 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑢𝑡𝑖, 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑖 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑎 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑖 𝑏𝑖𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑒 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑎𝑛𝑧𝑒 𝑜𝑟𝑎𝑙𝑖.

10/05/2025

Cary Grant aveva 62 anni quando la sua vita cambiò per sempre. Era il 1966, e al mondo arrivò Jennifer, la sua unica figlia.
Per decenni Cary era stato l’uomo che tutti ammiravano ma che pochi conoscevano davvero: impeccabile sullo schermo, elegante, icona di fascino e stile. Una leggenda vivente. Ma dietro quell’immagine di perfezione, c’era un uomo che aveva cercato a lungo qualcosa che gli desse senso, oltre le luci del cinema.

E quella risposta arrivò tra le sue braccia, piccola e fragile, con il nome di Jennifer.

Fu allora che prese una decisione che lasciò Hollywood interdetta: smise di recitare. Non perché fosse stanco, non perché avesse esaurito ruoli o successo. Anzi, la sua carriera era ancora all’apice. Ma quando gli chiesero il motivo, rispose con la sincerità di chi non ha più nulla da dimostrare:
«Ho avuto il mio momento sotto i riflettori. Ora voglio vedere mia figlia crescere.»

Non era una frase ad effetto. Era una promessa.
E la mantenne.

Da quel giorno, Cary Grant non fu più la star inarrivabile, ma un padre presente. Ogni mattina si alzava per preparare la colazione, ogni giorno la accompagnava a scuola, ogni volta si sedeva accanto agli insegnanti per sapere come andava. Non più set e copioni, ma zaini da riempire, giochi da condividere, risate da custodire.

Gli amici lo dicevano spesso: sembrava incantato da quel ruolo nuovo, quasi sorpreso dal modo in cui la paternità lo trasformava. «Mi ha reso un uomo migliore», ammise lui stesso.

Jennifer, anni dopo, lo ha raccontato nel suo libro Good Stuff. Non un padre che la soffocava con il peso della fama, ma un uomo che la lasciava libera di crescere, che le insegnava valori semplici e profondi: la gentilezza, la curiosità, la fiducia in sé stessa.
Le infilava bigliettini nello zaino con frasi ironiche o parole di incoraggiamento. Le faceva scoprire la poesia, le pellicole del passato, il buon gusto per le piccole cose. «Per me non era Cary Grant», scrive. «Era semplicemente il mio papà. Protettivo, divertente, a volte buffo fino all’assurdo.»

Il loro legame durò intatto fino alla fine. Quando Cary Grant morì, nel 1986, Jennifer aveva solo 20 anni. Troppo giovane per non sentire il vuoto, ma abbastanza grande per capire che suo padre le aveva lasciato un’eredità che nessuna eredità materiale può eguagliare: la certezza che il suo amore era stato totale, incondizionato, pieno.

Hollywood ricorderà Cary Grant per i suoi film immortali, per il fascino che nessuno ha mai saputo replicare.
Ma la sua opera più grande non fu davanti a una cinepresa. Fu accanto a sua figlia, nella quotidianità silenziosa e tenera della vita reale.

Il suo ultimo, vero capolavoro non fu essere ricordato. Fu essere presente.

Piccole Storie.

(Questo è un racconto emozionale tratto da episodi veri e ricordi narrati da sua figlia Jennifer.)

09/17/2025
07/13/2025

La storia d’amore che Hollywood non riuscì a salvare.

James Dean amò una sola donna. Non fu una diva bionda né una star da copertina. Era italiana, si chiamava Anna Maria Pierangeli e veniva da Cagliari. A Hollywood la chiamavano Pier Angeli: aveva vinto un Nastro d’Argento a 17 anni, recitato accanto a De Sica e Brando, e conquistato la MGM con la grazia discreta delle attrici d’altri tempi.

Quando incontrò Jimmy negli studi della Warner nel 1954, la scintilla fu immediata. Erano giovani, bellissimi e incompleti. Insieme, sembravano due metà che si cercavano da sempre.

Lui era già un fenomeno. Sul set de La valle dell’Eden, Elia Kazan intuiva il carisma feroce che lo avrebbe consacrato. Lei, fragile e luminosa, trovava in quel ragazzo tormentato un rifugio.

Lo chiamava “Jim”, lui “Annarella”, fusione tra Anna e Cinderella. Passavano le serate a parlare della morte, dell’arte, del senso delle cose. Quando potevano, fuggivano in un cottage sulla costa, lontano dai riflettori. “Camminavamo in silenzio con i piedi nel mare, tenendoci per mano, convinti che saremmo rimasti insieme per sempre”, dirà lei anni dopo.

Ma l’amore non basta, se a decidere sono altri. La madre di Anna Maria, Enrica Romiti, una donna dura, cattolica e calcolatrice, gestiva la carriera e la vita delle figlie come un’agenda. Jimmy non le piaceva: troppo inquieto, troppo “ateo”, troppo poco. Neppure lo smoking alla prima del film, né i tentativi di sembrare il ragazzo giusto riuscirono a farla cedere.

Quando James chiese a Pierangeli di sposarlo, lei gli disse di sì. Ma poi tornò da lui con gli occhi gonfi: “Non possiamo più vederci.” Due settimane dopo sposò a sorpresa Vic Damone, cantante approvato dalla madre.

Jimmy restò in piedi, muto. Da quel giorno cambiò. Divenne più ombroso, più spericolato. Come se non avesse più nulla da perdere.

Morì sette mesi dopo, il 30 settembre 1955, schiantandosi con la sua Porsche 550 Spyder. Aveva 24 anni. Qualcuno dice che nel cruscotto c’era una nuova lettera per lei.

Pierangeli provò a rifarsi una vita. Due mariti, due figli, due divorzi. Nessuna felicità. La carriera svanì. Tornò a Roma, poi ancora in America. Ricoveri, depressione, solitudine. Il 10 settembre 1971 fu trovata morta a Beverly Hills per un’overdose di barbiturici. Accanto al corpo, una lettera. Nessun nome. Solo quattro parole: “Al mio grande amore.”

Forse la loro tragedia non fu perdere l’amore, ma non aver potuto scegliere. E come due personaggi usciti da un dramma antico, Jimmy e Annarella non fecero che aspettarsi per tutta la vita, in silenzio.

07/11/2025

HEDY LAMARR: LA STAR CHE HA INVENTATO IL WI-FI

Quando pensiamo alle smart city e alle tecnologie che ci connettono ogni giorno, di certo non immaginiamo che dietro queste innovazioni possano celarsi le star di Hollywood! Eppure, la storia di Hedy Lamarr ci prova il contrario.

Negli anni ’30 e ’40, Hedy Lamarr era considerata una delle donne più belle e affascinanti del cinema. Ma dietro il volto da copertina si celava una mente brillante e curiosa. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1942, insieme al compositore George Antheil, inventò un sistema di comunicazione segreta basato sul “frequency hopping”: una tecnologia che consentiva di trasmettere segnali radio su frequenze variabili, rendendo impossibile l’intercettazione da parte dei nemici. Il brevetto fu registrato come “Secret Communication System”.

All’epoca, la sua invenzione fu pensata per guidare i siluri via radio senza il rischio di essere disturbati, ma la vera rivoluzione è arrivata decenni dopo: il principio del “frequency hopping” è oggi alla base di tecnologie fondamentali come il Wi-Fi, il Bluetooth e il GPS. Chissà come sarebbero oggi le nostre città connesse senza il suo contributo!

Per anni, il genio di Hedy Lamarr è rimasto nell’ombra, oscurato dalla sua fama di attrice. Solo nel 1997 ha ricevuto il Pioneer Award dalla Electronic Frontier Foundation e solo nel 2014 è stata inserita nella National Inventors Hall of Fame, a dimostrazione del suo ruolo di pioniera della tecnologia e del suo contributo all’innovazione e all’inclusione delle donne nella scienza.

Oggi, il sogno di Hedy Lamarr vive in ogni città intelligente, in ogni connessione wireless e in ogni innovazione che rende la nostra vita più semplice e sicura.

“Qualsiasi ragazza può apparire meravigliosa. Basta che stia ferma e sembri stupida.”
– Hedy Lamarr

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